Tuesday, 1 October 2019

è ora di vivere


(inserto Ormegiovani ottobre)


Gv 2,1-12

Giovanni scrive un vangelo strano, senza parabole (l’unica, quella della donna partoriente, è così corta da non essere quasi mai ricordata da nessuno) e – tecnicamente parlando – senza miracoli. Tutto ruota attorno a sette “segni” e ad una manciata di discorsi che solo il discepolo amato ha avuto modo di sentire e trasmettere.
Il primo di questi segni, quello dell’acqua cambiata in vino alle nozze di Cana, è imbarazzantemente fuori dagli stretti schemi del sacro, del religioso e del devoto.

Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea”. La scena precedente era sulle sponde del fiume Giordano, a valle, in Giudea. La narrazione si sposta in Galilea. I tre giorni di scarto non sono uno stacco narrativo, ma l’incipit della resurrezione. Giovanni comincia già da ora ad usare i colori della morte e della resurrezione, che descrivono non solo l’esperienza terrena del Messia, ma la storia del genere umano. Quello che sta per accadere non è un gioco di prestigio, ma una resurrezione.

In un primo momento tutto sembra andar bene, secondo il programma. Lo sposalizio è un momento di gioia collettiva. Ma ecco che accade l’inaspettato: finisce il vino. E di tutte le persone presenti, è la madre di Gesù ad esserne informata e ad passare l’informazione al figlio. Certo non è quella donna dall’aspetto anemico nel suo distacco dalla vita del mondo, ma invece una donna viva. Del resto, se è “madre” è perchè è viva.

Non hanno più vino”. Con queste quattro parole si potrebbe descrivere la storia umana di ogni dove e di ogni quando. È la constatazione della morte del cuore prima ancora che muoia il corpo.Il vino è il simbolo dell’amore, della gioia, di tutto quello che rende la vita bella e degna di essere vissuta. Il vino è la dignità, che non ha niente a che fare con l’essere (materialmente) ricchi o poveri. Nella bibbia non è il lavoro di per sè che nobilita l’uomo, ma la festa, il settimo giorno, la gioia che sale in scena quando il lavoro è finito. Il lavoro è il presupposto della gioia, ma la gioia è celebrare la vita.
E invece il mondo in cui viviamo ci vuole lavoratori senza sosta, produttori senza riposo, insomma, schiavi. Alcuni con la pancia piena, altri con la pancia vuota, ma preferibilmente tutti senza sorriso. Perchè una persona contenta consuma poco, e una persona libera obbedisce ancora meno.  

Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora.” Come nella risurrezione del Messia di lì a qualche anno, anche qui a Cana è una donna ad essere prima testimone della vita nuova, la vita in abbondanza. Le donne che sono protagoniste quando la vita biologica nasce, sono protagoniste anche della resurrezione.



Fate quello che vi dirà”. Sono le stesse parole con cui il faraone affidò il suo popolo affamato alla sapienza di Giuseppe. Anche qui la madre, invece che imporsi, fa un passo indietro e diventa discepola. Non è lei ad avere le risposte, non è lei ad avere le chiavi dei granai del Regno, non è lei la sorgente della Vita nuova. Lei indica. In un certo senso, queste sono le parole che la madre di Gesù ha detto e continua a dire a noi tutti, da duemila anni.

Vi erano sei giare per la purificazione... Gesù disse ai servi: Riempitele”. Sei giare per la purificazione, evidentemente vuote. La foto della fallimentarità dell’autosalvezza umana. Le testimoni di quanto le leggi antiche e le logiche del buonsenso e dell’etichetta siano inutili. Si è lavata l’umanità, con l’acqua stagnante delle proprie regole e del proprio senso di giustizia, e si è trovata ad essere vuota e sporca, dentro e fuori. Gesù non porta la religione del buonsenso, del politically correct, dell’autoassoluzione ipocrita dei farisei di ieri e dei devoti signori della guerra di oggi.
Quello che Gesù porta è la buona notizia, che non è un tweet or una formula magica, ma seicento litri di vino. Buonissimo. Vino per tutti. Vino di prima qualità. Vino così buono che nessun somelier aveva mai assaggiato.

E a Cana è già Pasqua. Una finta vita che si stava soffocando nella sua autoreferenzialità viene inondata dalla buona notizia del Figlio di Dio.
È giunta l’ora della nuova vita. San Daniele Comboni ne parlava, dell’ora dell’Africa, l’ora della rigenerazione. Non è tempo di calcoli e di buonsenso, non è il momento di fare i conti con il proprio buonismo stantìo e sterile. È l’ora di dar spazio a lui. 
È l’ora di vivere. Fate quello che vi dirà!
Buon cammino Gim a tutti!
Diego – Khartoum


Tuesday, 16 July 2019

ciao, don Roberto!

Carissimo don Roberto,

anche nell’afosa Khartoum che non trova pace qualcuno oggi piange per la tua partenza. Fa male il fatto di non poterti ringraziare a sufficienza. Hai dato tanto alla nostra parrocchia. Forse non sempre te ne siamo stati grati come sarebbe stato giusto. Ma ci hai dato il meglio che avevi. Tutti i talenti che avevi, ce li hai dati, e li hai dati a Dio. Ti abbiamo conosciuto come parroco, a Cogollo, come un uomo riservato, ieratico, se non addirittura serioso nel tuo incedere liturgico. 

Grazie per le tue omelie, forse non briose, ma certamente sempre ben preparate e meditate. Grazie per aver sempre pregato e fatto pregare per le vocazioni. 

Ricordo con affetto quanto mi sei stato vicino negli anni del seminario minore, e poi anche negli anni di preparazione al sacerdozio missionario. Ti ho fatto sbuffare quando ti ho detto che mi sarei fatto Comboniano, ma ho sentito tanto affetto anche in quel sospiro, quando mi dicesti “Va bene, non sarà con i violini del Seminario Maggiore, ma – come dice il salmo – in cymbalis benesonantibus dell’Africa. L’importante è che dai lode al Signore!”

Grazie infine per averci mostrato come la vecchiaia, vissuta nella fede, possa essere anche una nouva rinascita. In te come in pochi altri abbiamo visto il vino diventare più saporito nel tempo. I tuoi ultimi anni da “nonno” più che da padre sono stati quelli in cui hai sorriso di più, e te ne vogliamo essere grati.
Continua ad accompagnarci dal cielo, dove ci diamo appuntamento. Ciao, e ancora grazie.

p. Diego

Saturday, 20 April 2019

vita nuova

Resurrezione vuol dire vita nuova

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Israele che esce dall'Egitto 
passa dalla schiavitù alla libertà

I cristiani a cui scrive San Paolo 
passano dalla vita del peccato a quella di Cristo.
Da una vita fatta di violenza, vendetta, condanna, egoismo, divisione,
ad una vita dove c'è vita per tutti, perdono, accoglienza, servizio, famiglia.

Se credere nella Pasqua non vuol dire che crediamo nella vita NUOVA di Cristo
allora siamo come un sasso, seduto nel fondo di un fiume
possiamo rimanere lì cento anni
ma dentro siamo secchi, senza vita

Pensare che "andare in chiesa" basti a farci cristiani
è come pretendere che mettere un bancone in un'officina 
lo possa trasformare in un'auto

Essere "cristiani", ovvero assomigliare a Cristo
è vivere la vita nuova che Lui ha vissuto
una vita che non comincia nell'aldilà, 
ma oggi

Oggi è il giorno della Resurrezione.

Il giorno della resurrezione è oggi. Sempre.

Friday, 19 April 2019

"Chi cercate?"

I giardini nella bibbia sono sempre luoghi di domande imbarazzanti

Da quei famosi "Dove sei?" e "Dov'è tuo fratello?" narrati da Genesi...

E oggi, nel giardino degli ulivi, Gesù rivolge una domanda
la rivolge a chi lo vuole arrestare
ma ad arrestarsi sono loro
anzi, cadono pure, indietro

"Chi cercate?"

E la chiede a me e a te, in questa notte.
Chi cerchi, sul legno della Croce?

Un uomo?
Un famoso anonimo? Gesù di Nazareth?
Un filosofo?
Un rivoluzionario?
Un operatore di miracoli? Mister Fix-it?

Le pagine della passione trascorrono, quasi distratte, mentre nella chiesa, come ogni anno, un certo brusolio si fa sentire. Non è un'indifferenza nuova, ma è parte del soundtrack della crocifissione di 2000 anni fa. Oggi come allora, Gesù muore fondamentalmente nell'indifferenza degli indaffarati.

Solo al momento della sua morte il mondo sembra fermarsi, in silenzio, ma è un silenzio con la memoria corta.

Quando ormai il mondo ha voltato pagina, quando ormai abbiamo compiuto il nostro attimo di devozione, allora fa la sua comparsa, nelle ultime righe del passio, uno dei personaggi più strani del vangelo di Giovanni: NICODEMO.

Nicodemo viene con 30 chili di unguento. Trenta!
Lui ha trovato Dio

Un Dio strano: è morto
la sua onnipotenza nascosta dietro la morte che si addice ad uno schiavo
ed infatti non fa meraviglia che la giovane Bakhita - oggi santa - avesse chiesto alla sua "padrona" chi fosse quello schiavo appeso al muro.

Nicodemo ha trovato Dio
e io, cosa cercho?
e tu, chi cerchi?

Thursday, 18 April 2019

Gesù che lava i piedi


Gesù che lava i piedi esprime tenerezza ai suoi discepoli. Li ama “sino alla fine”, ovvero al di là dei limiti. Dopo la fine non c’è nulla. È senza limiti. Smisurato. Affettuoso, con questi burberi pescatori ignoranti e testardi di Galilea, gente materialista e un po’ grezza. E lui li tratta con la dignità di signori, di re. Lui si fa servo per loro, e così li incorona principi, non a parole ma con i fatti. Chi può dire “il mio Dio mi ha lavato i piedi”? Robe mai viste. Pietro che ragiona in termini di dignità umana si oppone, ma Gesù, sorridendo, gli risponde che la dignità umana non vale nulla se perdiamo la comunione, lo stare insieme. “Se non ti lavo, non avrai parte con me”.

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Gesù che lava i piedi purifica un cammino. Il cammino che ha condiviso con i suoi ha segnato i piedi di questo sparuto gruppetto di Galilei. Non solo i piedi, ma anche gli occhi, gli orecchi, la mente e il cuore sono segnati da questo cammino. Hanno udito e visto cose che re e profeti dei tempi antichi avevano sognato di poter vedere. Hanno camminato su un terreno ben più santo del luogo del roveto ardente di Mosè, perchè hanno calpestato le orme di Dio in terra. Ma hanno anche raccolto la polvere della loro mediocrità e il fango della loro cattiveria. Hanno mescolato la creazione nuova di Dio con l’unica vecchia creazione dei figli di Adamo: il peccato.
Gesù non si scandalizza, non sbuffa, ma accoglie. Ad uno ad uno, prende fra le mani i piedi di questi uomini e li lava, li purifica. Li consola. Li rinnova. Perchè – e loro ancora non lo sanno – il cammino non è finito qui: sta appena appena per iniziare.

Gesù che lava i piedi serve. “Chi pecora si fa il lupo se lo mangia”, insegna il buonsenso. Eppure Gesù se ne infischia del buonsenso, del protocollo, dell’etichetta. Non gli interessa cosa la gente dice di lui, non lo preoccupa la sua immagine. È spoglio della veste, ma anche del senso di autoreferenzialità – una cosa che gli è più estranea della neve ai tuareg del Sahara. Servizio vuol dire non interessarsi delle cronache, non pre-occuparsi con la risonanza mediatica. Nel mondo delle selfie che ci hanno dato la falsa impressione di essere tutti dei qualcuno, Gesù sceglie di essere nessuno, chiunque. “Fa’ il bene e gettalo nel mare”, recita un proverbio arabo. Fallo e basta. Non pensare alle cronache di domani. Non preoccuparti che qualcuno prenda nota. Non farti fotografare. Fallo in silenzio. Che non sappia la tua destra cosa fa la tua sinistra.

Quando fai un dono, fallo con un sorriso

Saturday, 8 December 2018

immaculate: making space to God - the "withoutness" of the holy

The point of the immaculate conception is that there is no "full of grace" without being first "empty of sin".

Mary is the model of the saints, so she is many times empty.
If we take the Beatitudes, we can see that the journey to holiness is first and foremost a journey through self-emptying.

It is a journey of many without's.



Blessed are …
·         the poor in spirit
those without attachment to material things (money, structures)
without placing things before God
: 1Tim 6:10 (much loved by desert fathers)
“Lord, you are my portion”. According to Dt 10:9. So Ps 16:5; 73:26; 142:5

·         the gentle
without anger
Gen 4:6-7       1Th 5:14-18

·         those who mourn
without useless grudges and useless tears
Ph 4:4-5
what are the things that really make me sad? The wars in the world, or the liturgical imperfections of my sister?

·         those who hunger/thirst for justice
without selfishness
Lk 12:13-21               without placing things before people

·         the merciful
without ‘common sense’
Love is wild/brideless, without rules/boundaries of common sense. If all I do is to follow etiquette and propriety, surely I know nothing about true love.
Lk 10:29-37   the Good Samaritan
Jn 10:11.15    I lay down my life for the sheep
Jn 19:39          Nicodemus’s 100 pounds (!!) of ointment for the Lord

·         the pure in heart
without second interests/aims                     Mt 8:5-13                   Lk 8:43-48
pure hearts come with pure eyes, hands, tongue, nose…

·         the peacemakers
without revenge:        Rm 12:14-21 if your enemy is hungry, give him bread!

·         the persecuted for justice’s sake
without fear               Jn 14:1-4                    Jn 11:16

Saturday, 3 November 2018

persi in troppa semplicità - lost in too much simplicity

Mk 12:28-34

A man of the law comes along and asks the Master
what the First of all commandmentss may be
all he needs is one, one commandment only
but Jesus is not content of giving him one only: he gives him two.
He cannot help it: love to God and love to neighbour are but two sides of the same coin

And that is not all: not only the Master gives two to the man who asked for one
He can't avoid putting an introduction to it - and what an introduction!
It's an ancient command, arguably the most ignored exactly by virtue of its being first:
"Listen!"

And with that one word, Jesus has alread lost many...
those who have no time
those who have no will
those who have no ears

Then he adds - as if the introduction hadn't been enough - a second bit:
"The Lord your God is one"
and of the fewest who had resisted to the first blow, he loses many:
those enslaved to themselves, their bodies, their own ideas
or - worst still - those enslaved to others, their bodies and their ideas. 
Yes, because many brains are on sale, these days.

Good Lord, your law of love is so simple
that we cannot keep up to it.
We have become so complicated that we got lost in your simplicity.


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Un uomo della legge si fa avanti e chiede al Maestro
Quale sia il primo comandamento
Ne vuole uno, gliene basta uno
E Gesù glielo da, ma raddoppiato
Non ce la fa a staccare il primo dal secondo
Come due faccie di una medaglia,
l’amore a Dio e l’amore al prossimo sono fusi insieme

Ma non solo Gesù a chi gli ha chiesto un comandamento gliene da due
Ci mette anche una signora introduzione,
un imperativo antico, forse il più disatteso perchè proprio primo
“Ascolta!”

Già lì ne ha persi tanti.
Quelli che non hanno tempo
Quelli che non hanno voglia
Quelli che non hanno orecchi

Poi aggiunge: “Il Signore Dio è uno”.
Qui ne perde tantissimi di quei pochi che non aveva perso ad “ascolta”
Quelli che sono schiavi di se stessi, del proprio corpo, delle proprie idee...
O – peggio ancora – quelli che sono schiavi degli altri, degli altrui corpi e delle idee pensate da altri. Cervelli in affitto

Signore, è tanto semplice la tua legge dell’amore
Ma noi siamo troppo complicati per le cose semplici
Che ci siamo persi nell’introduzione

Saturday, 8 September 2018

Open up!

Mk 7:31-37

EFFATA'! Open up!
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Open up, because you life is locked.
Open up, because life is outside of you, knocking at your door.
Open up, because you have not heard it, and you have not - yet - welcomed it.
Open up!

Open up, to welcome
Open up, to let it in
Open up, to let me in
It's just you and me

Not "people's opinions"
Not "people's advises"
Not "people's expectations"
Open up, it's me, the one you waited for

You did not know me, but your heart waited for me.
Your father, long ago, heard me and run away
Not it's time to undo the ancient fault
Open up, do not hide!

Open up, enough to receive
Not yet to give. Keep it, treasure it
Your telling of today will start tomorrow
Today you listen

Oh, if you would listen!
Open up!

Saturday, 26 May 2018

immersed in the ocean

St. Augustine one day was walking on the sea-shore. 
While walking, he was trying to figure out how it can be that the Three are One, and One is Three.

He met a child. 
This child had dug with his hands a little hole in the sand and now was trying to fill the hole with water, one handful at a time.

"What are you doing?", asked the old bishop to the child.
"I'm going to put the sea inside this hole", was the reply, with a face full of confidence.
"You cannot do that! Don't you see that the ocean is vast, far more than the hole you have made?", smiled back Augustine.
"You say I cannot put the ocean in this hole, and you are trying to fit the Trinity into your head?"
With these words, the child, or the angel, disappeared.

We want God to fit our minds, our plans, our ideas, our agendas.
That's idolatry, not faith.

Jesus, instead, sent out the eleven to "baptize" all creatures. To "immerse".
It's not the Trinity that has to enter our mind;
we have to enter the trinity.
Seat at table with him, let him talk to us, serve us, even be eaten by us.
We are invited, not hosts.

Saturday, 19 May 2018

fire tongues, tongues for all


Down from above a sound, truly a voice
Tongues of fire came

From outside heard that voice a crowd
And came, to see what had been heard

The most unusual thing in their ears now
Foreigners talking  in their tongues

In their tongues, tongues of fire
Each one hearing what had never been heard

That fires keeps burning up to this day
Up to the remotest patch of land

Wherever there are ears to hear
Wherever there are thirsty souls
Wherever there are hearts catching fire


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