Thursday, 22 December 2016

Appartenere a Lui

Khartoum, Natale 2016
Carissimi Amici e Amiche!
Un saluto pieno di affetto per questa festa di Natale che si avvicina. Per me è il secondo Natale in terra sudanese, e non riesco a credere che il tempo stia volando così veloce. Mi sento ancora nuovo, ancora inesperto, e questo Natale arriva come un’appuntamento importante al quale – per l’ennesima volta – sento di “non essere pronto”.
Ma forse fa parte della natura del Natale. Non erano pronti i pastori, mezzi addormentati e mezzi vigilanti. Non era certo pronto Erode, che si è fatto dire da stranieri dov’era che doveva nascere il Re dei re. Non sono sicuro che fossero pronti neppure Maria e Giuseppe, due giovani che avevano fatto dei piani nella loro vita, ma che si erano improvvisamente svegliati per trovarsi nel sogno di Dio.
Forse il natale non è una festa per chi si sente pronto, per chi si sente padrone del tempo e della storia. Ma per chi ha l’umiltà e il buon senso di sentirsene ospite. Ospite di Dio che ci sorprende con il suo piano, che è proprio una cosa fuori di testa: Dio che si fa uno di noi. Uno di noi.
Da sempre abbiamo avuto la tentazione di spiegarci perchè e come Dio si sia fatto uno di noi. E con il righello della ragione abbiamo tirato il confine fra chi crede e chi non crede (gli “infedeli”). Ma la vita è ben altra cosa che la geometria dei dogmi.
Nelle ultime settimane qui al Comboni College abbiamo preparato la festa del natale con i nostri studenti. Per me è stata una lezione di umanità vedere come tanti nostri studenti di diverse fedi e riti si siano messi insieme per celebrare il Natale. Cattolici, copti, eritrei, e anche mussulmani, tutti hanno dato del loro meglio per fare festa a Gesù – che i mussulmani chiamano Isa.


Se le nostre definizioni di lui ci dividono, ci unisce l’affetto per lui, la stima – enorme da superare gli oceani e i secoli – per il suo messaggio di perdono, umiltà e pace. Ci unisce il sentire che gli apparteniamo e che lui ci appartiene. Ci unisce sentire che la sua festa è la nostra festa. Come nel fare la festa al nostro fratello maggiore. Lui è fratello nostro, fratello di tutti. E volendo bene a lui scopriamo di volerci bene l’un l’altro. Il resto, quello che ci divide e ci fa aver paura l’uno dell’altro, i pregiudizi, le paure, le condanne, i taboo, sono tutte maschere di cattivo gusto. Ci unisce l’umanità. Quello che mi unisce al bambino di Betlemme è quella stessa appartenenza che mi unisce allo sconosciuto, alla persona che mi sta antipatica, al violento e al “cattivo”: siamo tutti fratelli. E sorelle.
È con questo sentimento di ammirazione, se non di stupore, che mi accosto al Natale. Forse non “pronto” a “capire”, ma felice di esserci. E felice che ci siano tanti fratelli e sorelle di tutti i colori del mondo.
Buon Natale!
Con affetto
Diego


Saturday, 29 October 2016

piccolo grande peccatore cresce

Lc 19,1-10

Giosuè, prima di mettere a fuoco e fiamme la città, a Gerico aveva salvato una prostituta, che aveva ospitato i suoi uomini.
Gesù a Gerico viene ospitato da un pubblicano, e lo salva.




Zaccheo – che poi vorrebbe dire “Innocente” (era davvero il suo nome, o un soprannome messogli dalla gente per la sua cattiva fama?) – aveva fatto il primo passo.

Non riuscendolo a vedere “perchè basso”, aveva preso l’iniziativa e si era arrampicanto sull’albero. Per un uomo della sua posizione sociale, forse salire sull’albero era scendere nel ridicolo. Già qua comincia la conversione.
Ma quello che soprende è la voglia, quasi l’inquietudine che ha Zaccheo/Innocenzo di vedere Gesù. “Il nostro cuore è inquieto, finché non riposa in te” dirà un giorno s. Agostino.

Ma chi era basso? Il testo non è completamente chiaro. Anzi, forse è volutamente equivoco. “Non riusciva a vederlo a causa della folla, perchè era basso di statura”.

Era basso Zaccheo, o Gesù?
Gesù ha sempre mostrato predilezione per i piccoli. Quelli che si umiliano di fronte alla misericordia di Dio. “Ha guardato all’umiltà della sua serva”.
Certo Zaccheo, se non era piccolo di statura fisica, lo era nell’opinione della gente, che lo disprezzava.
Ma forse la piccolezza fisica non è che un segno.

Gesù – che nel frattempo da cercato si è trasformato in colui che cerca – lo chiama ad abbassarsi, a scendere dall’albero.
E mi ha sempre colpito che la prima cosa che Zaccheo fa, dopo essere sceso, è alzarsi in piedi. Ma che gioco stiamo giocando? Chi è alto, chi è basso, chi sale, chi scende?

È Dio che abbassa chi si è alzato
e innalza chi si è abbassato.

“Voglio venire a casa tua”
Come lo ha detto a Zaccheo, lo dice a me e a te oggi.
Se gli apriamo la porta, allora prima ancora che sia lui ad entrare, quando ancora non abbiamo fatto un passo verso casa, già è entrata la salvezza: “oggi la salvezza è entrata in questa casa”. Certo, non parlava del domicilio di Zaccheo, perchè non avevano ancora fatto un passo.
Ma la conversione di Zaccheo porta la salvezza a Gerico, la città maledetta e peccatrice, protagonista di guerre e castighi divini antichi.

La conversione del peccatore è la salvezza di chi si credeva giusto.


Se non ci capita di incontrare il Maestro – che forse si è fatto troppo piccolo per noi folla – speriamo almeno di incontrare Zaccheo!

Sunday, 9 October 2016

e perchè mai?

Caro Gesù
nel vangelo di oggi ti chiedi perchè - dei 10 lebbrosi che hai curato - solo uno torna a dire grazie.
E nessuno ti risponde. 
A nome degli ingrati, categoria alla quale purtroppo appartengo, te lo dico io.



Il primo non è venuto a ringraziarti perchè non voleva essere guarito. Voleva la tua pietà, non la guarigione. Sai, tante volte ci fa comodo fare le vittime, farci piangere addosso. Se non stiamo male non stiamo bene. Non vogliamo una soluzione, ma la scusa di continuare a mendicare.

Il secondo non è venuto perchè lui - nel gruppo dei dieci - era il capo. E ora che lo hai guarito lui e il gruppo intero, si trova ad essere re senza trono. Noi ingrati preferiamo essere re nel paese dei ciechi, piuttosto che vederci bene con due occhi.

Il terzo non è venuto perchè lui va solo dove va il capo. "Se non si muove lui, perchè mi devo muovere io?"

Il quarto è uno un po' intellettuale. Ha pensato "Gesù non ha bisogno che io vada fisicamente da lui... Posso benissimo ringraziarlo con il pensiero. Quello basta." Facciamo lo stesso noi pigri attaccati alla poltrona, rinchiusi nei nostri orticelli, ostaggi del nostro confort.

Il quinto non è venuto per obbedienza cieca. "Gesù mi ha detto di andare... E chi sono io per prendere un'iniziativa contro la sua parola?" A noi ingrati piace nasconderci dietro il nostro perfezionismo, l'illusione di aver fatto TUTTO quello che ci è stato chiesto. Il problema è che facciamo SOLO quello che si viene chiesto.

Il sesto non è venuto per superstizione. "Ora che sono guarito, perchè devo tornare indietro? Magari mi ritorna la lebbra...

Il settimo proprio non voleva ringraziare. "E' il profeta di Dio altissimo. Ha fatto solo il suo lavoro. E - detta tra noi - ci ha anche messo un po' troppo tempo". Questa è ingratitudine pura.

L'ottavo aspettava che si muovesse il gruppo. E poi, quando ha visto il samaritano cominciare a saltellare di gioia e dire che bisognava tutti tornare da Te, si è sentito in imbarazzo: "Chi, io?! Tornare con quello scemo lì?!"

Il nono sono io.

Saturday, 24 September 2016

avrebbero voluto

sfamarsi del cibo dei maiali
avrebbe voluto il figlio minore,
quello che aveva pensato di farsi una vita sua
tutta sua
e invece di suo, alla fine, aveva solo uno stomaco vuoto dolorante,
era finito in basso
a fare la lotta con gli animali più zozzi che si possa immaginare

sfamarsi delle briciole che cadevano dalla mensa dell'epulone
avrebbe voluto il povero Lazzaro
che era ancora più in basso, lui,
lui che i cani... avevano pietà di lui i cani e gli leccavano le ferite

uno povero dentro,
che torna a se stesso e da suo padre
un altro povero fuori,
che muore attornato dai cani e si risveglia sorretto dagli angeli

e giù nel fuoco della morte eterna
il ricco, ancora vestito della sua superiorità
avrebbe voluto che il povero - sì, Lazzaro, lo conosce per nome -
gli raffreddasse la lingua con una goccia d'acqua

e avrebbe voluto che venisse mandato ai suoi,
ad ammonirli, a convincerli, che credessero

avrebbe voluto, ma per lui il fosso era già stato passato,
non c'era ritorno

avrebbe voluto. ma è morto nei suoi bei propositi.


Saturday, 17 September 2016

a chi serve?

il vangelo di questa domenica - Luca 16,1-13 - ne ha molte da dire sull'uso dei soldi.

ma forse dovremmo cominciare proprio dal lì, dall'uso dei soldi.

chi usa chi, esattamente?




no, perchè a volte siamo noi ad essere usati...
ci fanno sorridere, desiderare, correre, sopportare quello che per principio non avremmo mai accettato. 
ci fanno fare i salti nel buio
ci fanno star svegli di notte
qualche indigeno di un popolo indonesiano, anni fa, dopo aver visitato l'occidente si era convinto che il vero dio dei bianchi fosse il denaro. e che i bianchi tenessero questa verità nascosta agli stranieri dicendo loro che un dio ce l'avevano. ma quando parlavano del loro dio e del suo libro, sorridevano, come quando si racconta una storiella ai bambini...

speriamo il povero indigeno si sia sbagliato
anche se a valutare da come viviamo... forse abbiamo converitito anche lui!

Saturday, 2 July 2016

raccolto

"La messe è molta..."

Il Signore non ci ha mandato a seminare il bene
ma a raccoglierlo
a riconoscerlo
non ad imporlo

non lo esportiamo
ma lo troviamo
davanti a noi
che ci precede,
nonostante pensassimo di aver aperto noi la via a Lui

Saturday, 25 June 2016

seguirlo

"Getta il tuo cuore oltre il recinto, e il resto gli andrà dietro"

Gesù non ha mai insistito tanto con l'idea che lo dovessimo amare, ma è sempre stato molto più insistente sul fatto che lo seguissimo.
E che ci lasciassimo dietro tutto: non solo i beni materiali, le cosiddette sicurezze, ma anche i progetti, le aspirazioni, a volte persino gli ideali (che non sia mai che in nome di un ideale calpestiamo la gente.... come tanti altri fanno nel mondo oggi). Addirittura, Gesù è arrivato a chiederci di liberarci anche dagli affetti. Non nel senso che li dobbiamo disprezzare, ma che li dobbiamo trascendere.

Tutto qua.


Saturday, 18 June 2016

mistero messianico

"Pietro, non dire a nessuno che pensi che io sia il Messia"

perchè la mia salvezza passa per la croce, e mi sa che non siamo ancora pronti.

del resto non siete neppure pronti voi, i miei discepoli

neppure dopo 2000 anni...


chi vuole salvare la "sua" vita 
chi è illuso che la vita gli appartenga
è schiavo della sua illusione
è già morto

Sunday, 12 June 2016

o tutto o niente

Lc 7:37-50
La donna peccatrice che si permette di scandalizzare il fariseo e i suoi invitati ci insegna l'amore.

L'amore non conosce il momento giusto, ma fa giusto ogni momento
L'amore non conosce la situazione appropriata, ma si appropria di ogni situazione
L'amore non ascolta le parole e i commenti della gente piena del suo cosiddetto "buonsenso", 
perchè l'amore stesso è l'unico senso


Wednesday, 1 June 2016

in cammino (Lc 4,14-30)


(inserto Ormegiovani, Nigrizia giugno)

Si dice che chi ben comincia è a metà dell’opera. Sarà che forse siamo alle porte dell’estate, ed è un tempo propizio per fare bilanci dell’ultimo anno di cammino fatto. Con l’estate si chiude un anno di scuola, di lavoro, di attività. Nella nostra società post-industriale, l’estate è tempo di riposo, forse di viaggi, di esperienze nuove che crediamo ci debbano “ricaricare”, come se fosse lontano da noi quello di cui abbiamo bisogno.
La prima “esperienza” missionaria Gesù la fa fra la sua gente. Dopo il battesimo di Giovanni, torna in Galilea e comincia a parlare con la gente che incontra del Regno di Dio. 

E “tutti ne facevano grandi lodi”. Sembra ironica questa frase di Luca, messa all’inizio della grande predicazione di Gesù. Tutti fanno le lodi di un maestro nuovo. Finchè è nuovo. Finchè è lontano. Finchè non si prende la confidenza di fare domande, di provocare. Forse questa frasetta ironica di Luca spiega perchè tante volte ci teniamo alla larga da Gesù. Non andiamo a messa la domenica – e ne diamo colpa al parroco che fa prediche noiose o bigotte. Ma il vero motivo del nostro assenteismo spirituale è che ci fa comodo stare lontani dal Maestro. Perchè a stargli vicino potrebbe accadere che ci venga chiesto di cambiare, di scomodarci, di intraprendere un cammino che non abbiamo la voglia di cominciare (e che diciamo di non conoscere, ma in realtà giace abbandonato in un angolo buio della nostra coscienza, e lo conosciamo bene).

“Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia”. Gesù non inventa, ma accoglie. Quante volte nella nostra vita spirituale vorremmo inventare, trovare cose nuove, come se la novità fosse in se stessa la soluzione. E abbiamo a portata di mano – letteralmente, non metaforicamente –  quel libro che tutti abbiamo a casa, e che non leggiamo mai: la Bibbia. Se solo avessimo per la Bibbia un decimo del tempo che abbiamo per Facebook o WhatsApp. Ma – si sa – il problema è che le giornate sono troppo corte per fare tutto, no? E uno deve pur darsi delle priorità...

Ma il rotolo che Gesù apre non è solo quello fisico del libro della bibbia. È anche il rotolo della sua stessa vita. In esso Gesù non legge una fiaba per bambini, una leggenda, un libro di storia antica. Legge se stesso, la sua stessa vita. Gesù che prende in mano il rotolo del profeta ricorda Gesù che prende in mano il pane, e nel pane prende in mano il proprio corpo. Per spezzarlo, per condividerlo. Chissà se nel tempo delle vacanze non riuscissimo a trovare del tempo anche pre riprendere in mano la nostra vita: da dove sto venendo, e dove sto andando? Altrimenti – per usare le parole di papa Francesco – rischiamo di ammalarci di Alzheimer spirituale: non ci ricordiamo più la strada fatta, non sappiamo ringraziare, e anche sorridere di noi stessi e dei nostri limiti. E chi non sa ringraziare è una persona triste.

“Apertolo, trovò”. È incredibile come – non importa quante volte hai letto la Parola – lei ha sempre qualcosa da dirti. Sarà che è viva, e come un’amica che viene a trovarti, ha sempre qualcosa da comunicarti – anche nel suo silenzio o nel suo sguardo. Se apriamo la parola con la convinzione “questa pagina l’ho già sentita e me la ricordo”, o se rivisitiamo il nostro cuore con il cinismo di chi crede di aver già imparato tutto, allora non ci sarà mai modo che sentiamo la Parola. Non esiste sordo peggiore di chi non vuol ascoltare, nè alunno più inutile di chi si sente già un professorone. “Se non ritornerete come bambini... non entrerete nel Regno...”

“Lo Spirito del Signore è sopra di me”. Sì, non sono solo. Non sono mai solo. Queste parole non valgono solo per Gesù in quel sabato mattina di 2000 anni fa nel piccolo villaggio sperso di Nazareth. Sono parole per me e per te oggi. Lo Spirito è con noi. Il problema è che spesso siamo noi ad essere fuori sede. “Ti ho cercato tanto, fuori di me, mentre tu eri tutto il tempo dentro di me”, ricorda – anche lui con un sorriso – sant Agostino.

“Lieto messaggio ai poveri, liberazione ai prigionieri, ai ciechi la vista, agli oppressi la libertà”. Di solito quando leggiamo questo piccolo elenco ci vien naturale pensare che si stia parlando quattro volte delle stesse persone. Ma se c’è una caratteristica del vangelo di Luca è che vuole far arrivare la buona notizia anche ai farisei, a quelli che – consapevoli o meno – hanno deciso di fare i sordi e i ciechi. La buoan notizia è buona per tutti: per il lebbroso come per lazzaro, per il pescatore come per la prostituta, per il santone come per il peccator. Con tutta probabilità sono loro, i farisei, gli oppressi: loro che si son messi ad opprimere la gente semplice con le loro regole e i loro sofismi, sono diventati oppressi dalla loro stessa oppressione, sfigurati, disumanizzati. Anche per loro Gesù ha un messaggio. Non importa quanto disperato sei, “il Maestro è qui e ti chiama”.

“A proclamare l’anno di grazia del Signore”. C’è un salmo che i sacerdoti e i religiosi recitano spesso la mattina, prima delle lodi e che si chiama ‘invitatorio’. In questo salmo (il 95) c’è una frase che mi piace molto: “se lo ascoltaste, oggi!”. Il giubileo non è solo quest anno, il 2016, e poi se ne va come la coppa del mondo, fino alla prossima edizione. Il giubileo è tutti gli anni, tutti i giorni. Ogni giorno ricominciamo l’avventura del cammino con Dio. Ogni giorno è un’opportunità nuova per fare cose grandi, o cose piccole con un amore grande. Ogni giorno dovremmo ripeterci “questo è il giorno fatto dal Signore”. Nei suoi anni di prigionia, il vescovo vietnamita Francois Xavier Van Thuan ha imparato a credere fortemente che il momento più felice della sua vita era il momento presente. Ogni momento presente è un’opportunità. Ogni giorno posso fare la scelta di fare il bene, il bene che forse ieri non sono riuscito a fare. Quanta saggezza nella pedagogia scout che insegna la “buona azione” giornaliera! Se la facessimo tutti, in un mese il mondo sarebbe trasformato!

Ma non la pensano con altrettanta fiducia e speranza gli ascoltatori di Gesù. Loro che – purtroppo – credono di conoscerlo non se la sentono di sentirsi chiamare ciechi e prigionieri. Non sentono, o meglio non vogliono sentire, il bisogno di essere liberati. E se Gesù il carpentiere ha tanta voglia di fare il profeta e di paragonarsi ai profeti, gli facciamo fare la fine del profeta. Nessuno è profeta in patria, perchè “patria” è l’antitesi di profezia. La patria nasce dal mito così come lo raccontano i vincitori. Il profeta, invece, prende la parte dei vinti. Sono due categorie che non giocano mai assieme.

È impressionante vedere con quanta rabbia i suoi paesani lo spingono fin sopra il monte, per gettarlo. Perchè ha detto due parole di troppo? Oppure lo spingono perchè nessuno ha il coraggio di dargli una lezione a nome degli altri? E allora la folla spinge, anonimamente. Fanno violenza a lui, rigettandolo, ma fanno anche violenza a se stessi, nell’accettare di essere folla: anonima, senza volto, senza nome, senza cervello, senza direzione. La folla è il contrario del popolo, che invece ha una coscienza.

Ma Gesù sembra non scomporsi molto, e quasi con la stessa ironia con cui Luca avea aperto questa pagina, vediamo Gesù camminare fra la folla e andarsene. Non si mette a negoziare, a barattare, non scende a compromessi. Non piagniucola dicedo “scusatemi, non ci siamo capiti”. No, lui se ne va per la sua strada. Chi vuole seguirlo ha le gambe: che si affretti!

I poveri in spirito fanno la ressa per stargli dietro, mentre quelli ricchi di se stessi non riescono neppure a fare un passo. Ed io? E tu? 

Buon cammino!